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Perchè le emozioni rapiscono?

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L’articolo è tratto dalla rubrica  lunedì: “Suggerimenti di Cecilia per la settimana”, dedicata a buone pratiche per stare bene.

In questo articolo ti parlo del motivo per cui le emozioni a volta ci rapiscono letteralmente.

Iniziamo con una domanda: Che cosa fai quando provi emozioni particolarmente forti? Paura, rabbia o rancore?

Sono certa che tu già sappia che non sei le emozioni che provi, né tantomeno i pensieri che fai.
Tuttavia, in alcuni casi pur sapendolo, ci resta molto difficile non identificarci con le emozioni che stiamo provando.

Perché questo accade?
Intanto accade perché saperlo e sperimentare sono due stati di coscienza differenti.

Per imparare a non identificarci con le emozioni che proviamo il primo step è certamente avere conoscenza che non siamo le emozioni che sentiamo.
Questo sapere ci aiuta a livello teorico ad uscire da questa identificazione ed è fondamentale acquisirlo
Ma…non possiamo fermarci qua.

Infatti quante volte ci accorgiamo, pur sapendo, che ci siamo identificati generando all’interno del nostro guscio anche una emozione di frustrazione (so ma non riesco!)

Accade tutto questo per una ragione, chiamiamola tecnica, e cioè i nostri corpi sottili e soprattutto quello emotivo non hanno ancora integrato questo tipo di informazione, di conoscenza.

E così arriva l’emozione e noi meccanicamente ci facciamo rapire dall’emozione stessa ed entriamo in un loop, in un vortice, in un buco nero dal quale facciamo fatica ad uscire.

Allora il suggerimento che ti voglio portare è proprio quello di non farti rapire dalle emozioni.
Se non riesci a stare in uno Stato di presenza, se non riesci a divenire il testimone di ciò che sta accadendo all’interno del tuo spazio di coscienza (approccio femminile), fai qualcosa per ritornare in equilibrio (approccio maschile).

Accetta di non riuscire a far semplicemente transitare le emozioni e ad osservarle e poi fai qualcosa che può essere uscire, farsi una bella camminata, può essere utilizzare un protocollo di equilibrio emozionale, che va a stimolare i punti che ti riportano in equilibrio, può essere scrivere una lettera della rabbia, fare una meditazione o una pratica di mindfulness

Insomma ci sono tanti strumenti, tanti mezzi e il punto non è che cosa fai, ma è renderti conto che l’emozione in quel momento ha preso il sopravvento e trovare il modo per scaricarla, per trasformarla.

Allora più faremo questo, più il nostro corpo emotivo comprenderà che non siamo le emozioni che stiamo vivendo e ci aiuterà nel nostro lavoro di risveglio e di disidentificazione.

Buona pratica

 

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